L'incertezza sul poker live in Italia

Sembra riscuotere sempre maggiore successo in tutto il mondo il Texas Hold'em all'italiana, tra vittorie nei maggiori tornei e numeri record sulle poker room online. Eppure nel bel paese questo gioco corre il rischio di denunce per gioco d'azzardo dovute all'assenza di una legislazione chiara che regoli l'attività di centinaia di circoli e tuteli la passione di migliaia di giocatori.

Sembra essere troppo complicato in Italia scrivere una legge univoca per tutte le sale da poker. Meglio lasciare che siano le questure d'Italia ad analizzare e decidere caso per caso la sorte dell'attività pokeristica con il conseguente risultato di un vero caos e mancanza di certezza legale. Se ad Aosta non è più possibile giocare dal vivo a poker texano (eccezion fatta per le sale del Casinò di Saint Vincent) in altre parti d'Italia alcuni Questori sono a conoscenza del gioco e tutto si svolge regolarmente. E se qualcuno si limita al ‘silenzio-assenso', c'è anche chi, scanso equivoci, ha scritto delle regole.

Delle regole ci sono e risalgono addirittura al 16 maggio 2007. La circolare, firmata dal dottor Speranza, Questore di Bari, arriva dopo la segnalazione di un torneo organizzato da un circolo affiliato a Italian Rounders. Nel dubbio la richiesta è stata girata dagli uffici di Bari all'organo sovraordinato, il Ministero degli Interni. Nel giro di qualche giorno il Viminale ha dipanato i dubbi del pubblico ufficiale. Gli uffici centrali sono chiarissimi e dettano una serie di semplici regole che per 12 mesi verranno prese come il punto di riferimento per aperture di circoli e organizzazione di tornei ed eventi legati al poker texano. L'iscrizione non deve essere superiore ai 50 euro più un 10 percento che l'organizzazione può riservarsi per le spese, la classica ‘fee' che utilizzano anche le poker room online per tassare i giocatori nei tornei. I premi devono essere rigorosamente in natura e non deve esserci la possibilità di ricomprare la quota d'iscrizione e rientrare in gioco (il classico re-buy). Tutto quadra, insomma. Senza il solito calvario di richieste, incontri e contrattazioni politiche, arrivano i paletti entro i quali muoversi affinché il poker sportivo non si tramuti in gioco d'azzardo. L'importante è che il giocatore quando si siede al tavolo sappia quanto rischia di perdere e, se le carte gli rigano, quanto può vincere. Regole che poi verranno ribadite anche in un documento del Servizio Commercio della Provincia Autonoma di Trento nel riordino territoriale delle norme per i pubblici esercizi, proprio i giorni in cui ad Aosta il poker texano viene relegato nella tabella proibita.

Dopo la tempesta sul Texas Hold'em adesso regna una strana quiete. Si riprende a giocare tranquillamente (anche se è più di qualcuno a rimanere ‘chiuso' per evitare sequestri e retate), eccezion fatta per la Val D'Aosta ovvio, ma il settore vive ancora nella totale incertezza. Tutto è ancora lasciato agli umori delle singole Questure. Gli incontri con il Ministero degli Interni e con i Monopoli di Stato aspettano di riprendere da dove si sono interrotti. Sì perché nel frattempo ci sono state anche le elezioni a rallentare e complicare tutto. Nel periodo di gestione provvisoria nessuno è in grado di prendere decisioni. Si attendono le nuove nomine degli uffici statali per capire quale futuro aspetta il poker live.

Intanto una domanda attanaglia tutti i giocatori italiani: ma perché quel pugno di norme chiare, semplici e dirette non sono state inoltrate a tutte le Questure d'Italia in attesa di una legge più articolata e meglio strutturata? Possibile che un fenomeno mondiale come quello dell'Hold'em debba soffrire ancora del più miope dei tabù da bisca clandestina? Il risultato rischia di essere sempre lo stesso: il vuoto legislativo è il terreno più fertile sul quale far crescere il gioco illegale e trasformare il poker sportivo in azzardo puro per la contentezza di cosche e malavita disorganizzata.